Proprio nei giorni in cui si continua a parlare della rottamazione delle  cartelle Equitalia, arriva una notizia che potrebbe cambiare le carte in tavola. Dopo, infatti, aver avviato la proroga per la richiesta di rottamazione (termine ultimo per la presentazione delle domande 21 aprile), e quando manca poco alla chiusura definitiva dell’ente di riscossione, sono in tanti a dover fare i conti con le cartelle pazze.

Si tratta di cartelle emesse che recano debiti inesistenti o già sanati. A dare una prima regolata a casi del genere ci ha pensato la Corta di di Cassazione con una sentenza emessa proprio in questi giorni. Secondo questa sentenza  Equitalia deve pagare le spese processuali e risarcire il danno morale quando emette ruoli e cartelle, nonostante il contribuente abbia ottenuto l’annullamento della pretesa impositiva nel processo tributario. A dare una mano ai contribuenti sempre più destinatari di cartelle pazze è perciò la Cassazione che, con l’ordinanza n. 7437 del 23 marzo 2017, ha respinto il ricorso della società di riscossione che, nonostante il giudicato favorevole al cittadino, non aveva cancellato l’ipoteca, aveva emesso ruoli e cartelle avviando, così la procedura di riscossione.

In particolare l’uomo aveva chiesto il risarcimento del danno patrimoniale e di quello non patrimoniale, consistente nelle spese mediche sostenute a seguito della pretesa illegittima, in questo caso di neppure 500 euro. Il giudice di pace e poi il Tribunale gli avevano liquidato mille euro oltre a una parte delle spese di giudizio. Il danno patrimoniale veniva indicato nelle spese del relativo giudizio sfociato nell’annullamento; per il danno non patrimoniale, invece, si chiedeva una liquidazione equitativa che il giudice riconosceva condannando i convenuti a corrispondere all’attore la somma complessiva di 1000 euro “quale rifusione del danno patrimoniale e morale“, nonché a rifondergli le spese di causa come si legge negli atti della sentenza. Una sentenza importante che segna una svolta nei rapporti fra ente e cittadini, troppo spesso vessati per i debiti contratti.