Esaurita la legislatura, ascoltato il discorso del presidente Mattarella – che ha posto l’accento sulla questione del lavoro, a dimostrazione che l’urgenza del paese non è lo Ius soli – è necessario elencare le priorità per le imprese italiane.

Le cinque priorità che il prossimo governo – qualunque esso sia – dovrebbe mettere in agenda per il 2018 come cose da fare con procedura d’urgenza sono a nostro avviso queste.

1) Cancellazione e definitiva archiviazione delle politiche di incentivi per il lavoro inaugurata dal fallimentare Jobs act. Alle imprese non servono incentivi per assumere – costosissimi peraltro – ma regole certe e procedure fiscali semplificate. Basta un dato tra tutti per dimostrare la vacuità della politica degli incentivi e il fallimento della riforma del lavoro targata Renzi: a fine 2017 il numero dei lavoratori precari ha superato il 15% del lavoro dipendente e malgrado la congiuntura favorevole l’Italia è ferma ai livelli pre-crisi.

2) Una riforma del lavoro a chiamata per supplire all’inopinata abolizione dei voucher, sostituiti con una disciplina farraginosa e fallimentare.

3) Taglio dell’Ires al 20%. Non basta quello fatto al 24%: occorre avvicinarci a una media europea e al contempo, per finanziare questa misura che abbassi la pressione fiscale sulle aziende, contenere la spesa pubblica improduttiva del paese.

4) Soluzione della piaga dei debiti della Pubblica amministrazione con le imprese: 60 miliardi di euro secondo le più recenti stime di Bankitalia. Dopo l’ultimo richiamo dell’Europa, che ha aperto contro l’Italia una procedura di infrazione – con il rischio di multe molto pesanti per il nostro paese – su questo tema è tornato a scendere un silenzio tombale. Eppure la Pubblica amministrazione continua a pagare con oltre 100 giorni contro i 30 previsti in Europa, arrecando alle aziende e a chi ci lavora danni ingenti. L’Ance ha denunciato che il 38% delle imprese a cui vengono ritardati i pagamenti delle fatture sono costrette a ridurre drasticamente gli investimenti; il 32% è spinto a licenziare mentre il 41% non può a sua volta pagare nei tempi regolari i propri fornitori. Una situazione scandalosa sulla quale ogni futuro governo si giocherà la faccia e la dignità. Dopo le promesse della scorsa legislatura fatte in diretta Tv dal predecessore di Gentiloni  – promesse mai mantenute – ora si tratta veramente di mettere in campo delle soluzioni. L’impiego della Cassa depositi e prestiti per saldare almeno una parte del debito – proposta da mesi presentata da Confimprenditori – potrebbe essere una risposta.

5) Rivedere l’intera ottica della politica delle sanzioni. In questi anni l’Italia si è accodata con incomprensibile passività alle campagne geopolitiche di altre nazioni, mostrando la più assoluta miopia nei confronti dei propri interessi e in particolare di quello delle aziende nazionali. Le sanzioni alla Russia, per dire, sono costate alle aziende italiane 5 miliardi in esportazioni e hanno segnato per molte imprese la rovina. Intanto in Europa Federica Mogherini – l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri espresso dal trascorso governo Renzi – prendeva nei mesi scorsi in seria considerazione di accettare la Cina –noto paese democratico e liberale! – nel novero dei paesi del libero mercato.

Sono 5 punti, non 55: ma sono punti essenziali che contengono risposte concrete. Risposte che le imprese attendono. Ed esigono.