Il risultato delle elezioni del 4 marzo è sotto gli occhi di tutti: il vecchio sistema dei partiti tradizionali e i suoi leader sono stati spazzati via da forze nuove a cui è andato il consenso maggioritario del paese. C’è chi è rimasto sorpreso da questi risultati, almeno dalla loro entità, per noi invece non è stata affatto una sorpresa. E basta scorrere i comunicati di Confimprenditori di queste ultime settimane – spesso ripresi dalle agenzie di stampa, da siti e giornali – per verificare come per noi i termini generali del risultato elettorale fossero già chiari alla vigilia del 4 marzo. Non si tratta di essere più bravi o lungimiranti degli altri, è stato sufficiente stare, come sempre, in mezzo alla gente che lavora, produce e fa impresa per capire l’aria che tirava.

Era chiaro che il malcontento di imprese e forze produttive si sarebbe sentito nelle urne, che l’establishment avrebbe ricevuto finalmente la sveglia. Che sarebbe stata punita l’arroganza di chi continuava a dire che le cose andavano bene, che i governi Renzi-Gentiloni avevano rimesso in moto il paese. Hanno raccontato al paese con insopportabile saccenza che un misero 1,5% di aumento di Pil era un evidente segnale di ripresa; che l’occupazione era ripartita (mentre le cifre della disoccupazione continuavano ad essere da allarme rosso); che al Sud si era investito in infrastrutture. Tutto falso: falsa la crescita della fiducia di imprese e consumatori, falsa l’immagine dell’Italia che ripartiva, falso il dato dell’occupazione che cresceva. Una montagna di fake news a cui la gente ha risposto con l’unica e ultima arma democratica a disposizione: il voto. Servirà da sveglia? Ci auguriamo di si. Come ora ci auguriamo che il paese abbia un governo con le forze che sono in campo e che sono state democraticamente elette. Un governo che rimetta i conti in ordine, semplifichi fisco e burocrazia, pensi a un piano di sviluppo e investimenti per il mezzogiorno e riscriva la legge elettorale con la reintroduzione delle preferenze, restaurando un vero rapporto democratico di controllo tra elettori ed eletti, che infine archivi l’orrendo Rosatellum. Una legge elettorale mostruosa scritta dalle segreterie dei vecchi partiti e di uno in particolare per nominare i deputati fedeli e che ha consegnato il paese all’ingovernabilità. Non è dunque tempo per ripicche infantili come quelle di un ex premier che, per consumare le sue vendette, pensa di congelare una legislatura per farne teatro delle sue vendette. Un atteggiamento irresponsabile e pericoloso incurante dei rischi speculativi che potrebbero avventarsi sull’italia. E’ tempo che le forze nuove in campo trovino una sintesi per portare la nave Italia in sicurezza.