Un milione di lavoratori americani avranno un innalzamento di stipendi e benefit da parte delle imprese mentre Fca investirà un miliardo di dollari nell’impianto di Warren, in Michigan con bonus dai 2.000 dollari ai 60mila dipendenti del Gruppo. Sono i primi effetti della riforma fiscale voluta da Donald Trump che prevede un taglio drastico alle imposte dal 35 al 21% sugli utili delle imprese. Imprese che tornano a investire i profitti migliorando le condizioni dei loro lavoratori e dunque la qualità della produzione. Sono questi i primi risultati della riforma Trump. Risultati che in sostanza dimostrano tre cose.

La prima: taglio delle tasse e semplificazione burocratica sono il combinato disposto per far correre l’economia, con buona pace degli intelligentoni che predicano ancora lo statalismo in economia e che si attardano sugli incentivi per favorire l’occupazione.

La seconda: creare condizioni ambientali favorevoli all’impresa significa praticare una politica sociale a favore dei ceti popolari e dei lavoratori, perché si abbatte il tasso di disoccupazione e si innalzano salari e benefit aziendali. Senza crescita infatti – ed è un concetto elementare – non c’è redistribuzione.

La terza: creare condizioni favorevoli alle imprese e al tempo stesso costruire una politica attenta all’interesse nazionale – anche ricorrendo dove necessario a politiche di dazi – ha come conseguenza quella di fermare i processi di delocalizzazione in corso e far tornare le aziende fuggite in patria. Che è esattamente ciò che sta avvenendo in queste settimane negli Stati Uniti. Morale della favola: chi governerà il paese ha un modello a cui ispirarsi. Su questo The Donald non ha messo il copyright.