Opportunità politica ed educazione istituzionale vorrebbero che a camere sciolte un governo si limitasse a gestire l’amministrazione ordinaria. Il governo dell’educatissimo Paolo Gentiloni invece, “l’uomo del dialogo” (con chi?), ha deciso di scatenare proprio in queste settimane che ci separano dalle elezioni un attivismo furioso nel lottizzare, occupare e dispensare tutto il possibile ai propri amici, usando peso e potere istituzionale di cui ancora dispone nella campagna elettorale in corso. Dal Cnel alle ferrovie dello Stato, dal consiglio di Stato all’aumento agli statali.

Il passaggio più clamoroso resta tuttavia quello del Cnel. La scorsa settimana il governo ha pensato bene di procedere alla nomina del nuovo Segretario generale dell’ente di palazzo Lubin designando l’ex sottosegretario Paolo Peluffo. Il Cnel che durante il referendum costituzionale dello scorso anno era diventato il simbolo degli enti inutili sembra ora avere scatenato l’insaziabile appetito di occupazione di renziani e post-renziani. Un appetito che non si placherà nemmeno con il prevedibile respingimento del ricorso delle sigle datoriali escluse dalla cooptazione della scorsa estate per far parte del nuovo – si fa per dire – consiglio dell’ente.

C’è da restare davvero allibiti per la capacità che questi signori hanno di passare dalle urla per la rottamazione gridata alla lottizzazione silenziosa. Come impressiona la serenità con cui la ministra Marianna Madia racconta – mentre si lasciano morire le imprese a cui la Pubblica amministrazione deve il pagamento di fatture per lavori svolti – che il rinnovo del contratto degli statali, a una settimana dal voto è “il frutto di un lavoro complesso di 4 anni”. Ma ci faccia il piacere avrebbe detto il grande Totò: basta osservare il  tempismo del provvedimento per convincerci – se ancora ne avessimo bisogno – che si tratta di una presa in giro: gli arretrati (cifre che si aggirano su una media di 500 euro) arriveranno nella busta paga degli statali con lo stipendio di febbraio, a una settimana dal voto per le politiche. Mentre lo scatto stipendiale – più modesto – scatterà solo a marzo, a urne già chiuse.

Un panorama desolante che tuttavia non deve indurci alla resa o alla rassegnazione ma a moltiplicare ovunque il lavoro di rappresentanza di quel mondo professionale e imprenditoriale che non ha posti da chiedere ma interessi e idee da far valere. Un mondo senza il quale questi signori non avrebbero più nulla da occupare né un paese da governare. Diventare coscienti di questa immensa forza è il primo passo: gli altri verranno.