Secondo l’ultimo Rapporto della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica il cuneo fiscale in Italia supera di 10 punti la media europea. Il 49% dei redditi prelevato a titolo di contributi e di imposte (a carico del lavoratore) eccede di ben 10 punti lonere che si registra mediamente nel resto dEuropa. Sono numeri impressionanti che confermano il trend segnalato dai dati OECD del 2016 secondo i quali il peso del cuneo fiscale italiano, negli ultimi cinque anni, è passato dal 47,2 al 49%. Insomma, nonostante i proclami da parte degli ultimi governi di voler abbassare il costo del lavoro la situazione fiscale continua a peggiorare per imprese e lavoratori.

Peggiora anche dal punto del carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte indirette) che secondo le stime della Corte dei Conti penalizza loperatore italiano in misura (64,8%) eccedente quasi 25 punti lonere per lomologo imprenditore dellarea Ue/Efta. Non basta: per i magistrati contabili esiste in Italia anche un problema di burocrazia che crea moltiplicazione di costi, infatti anche “i costi di adempimento degli obblighi tributari che il medio imprenditore italiano è chiamato ad affrontare sono significativi: 269 ore lavorative, il 55% in più di quanto richiesto al suo competitor europeo”. Insomma dopo dieci anni di manovre tanto estese quanto imponenti resta lesigenza di ridurre la pressione fiscale, in particolare modo sui lavoratori e le imprese.

Obiettivo raggiungibile solo attraverso un ridimensionamento e una rimodulazione della spesa dello Stato e un taglio del cuneo fiscale direttrici lungo le quali non si è certo mosso il governo Renzi che ha preferito usare il sistema dei bonus sul lavoro. La domanda che oggi si pongono le imprese riguarda le intenzioni del governo Gentiloni. Che cosa vuol fare il nuovo esecutivo? Taglierà le tasse sul lavoro dopo avere annunciato a marzo il taglio del cuneo fiscale? Oppure preferirà continuare sulla strada effimera e improduttiva degli incentivi per le assunzioni? Non c’è un tempo infinito per imprimere una svolta alla politica economica del paese.