L’ulteriore estensione dello split payment annunciato dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi si profila come una nuova stangata per aziende e professionisti. Si tratta in sostanza di un prestito forzoso a vantaggio dello Stato – costato ai privati in termini di cash out finora oltre 15 miliardi di euro – imposto con la scusa di combattere l’evasione fiscale ma che in realtà ha lo scopo di dirottare sulle casse pubbliche le liquidità aziendali. Una sottrazione che penalizza soprattutto le Pmi e che in combinato disposto con la stretta creditizia delle banche – già beneficiate da leggi ad hoc – è destinata a strangolare le imprese. Ma c’è un ulteriore aspetto che si configura come addirittura odioso. Lo Stato pretende con lo split payment che le imprese paghino l’Iva immediatamente o addirittura anticipatamente ma quando è l’ente pubblico a dover pagare i suoi debiti con il privato ecco che lo Stato diventa impunemente moroso e latitante e lo dimostrano i 64 miliardi di debiti della Pa con le aziende. Insomma non solo con lo split payment si riduce la liquidità effettiva delle aziende ma si sancisce il principio per cui lo Stato è soggetto privilegiato rispetto agli altri attori sociali. Invece di pensare ad estendere lo split payment il governo pensi piuttosto a provvedere al pagamento dei debiti che lo Stato ha con le aziende e i privati: un monte debitorio mostruoso che le risorse aggiuntive messe in campo in questi ultimi anni non hanno nemmeno scalfito. Mentre ci sono enti pubblici che continuano a pagare a 500 giorni e più di duemila imprese che, grazie a questo meccanismo, continuano ogni anno a fallire nel silenzio generale. Più volte su questo tema Confimprenditori ha chiesto un incontro ma questo governo – di nuovo impegnato sullo Ius soli – come il precedente si è sempre rifiutato di guardare la vergogna di questa piaga.