Il Jobs act va cancellato o rimodulato? La prima che ha detto, presidente Berlusconi: il Jobs act va archiviato e pure in fretta.  Con la fine degli incentivi a tempo erogati per incoraggiare le assunzioni avremo un amaro risveglio che contesta anche i risultati del Jobs act: una riforma costata 20miliardi di euro dagli esiti mediocri: non solo la stragrande maggioranza dei contratti è a termine ma anche a bassissimo valore aggiunto essendo applicati a lavori a basso grado di qualifiche e di servizi.

La realtà, con buona pace di bonus e incentivi, è che il mercato italiano è l’unico – assieme a quello greco – dove la ripresa stenta e non favorisce la crescita di professioni ad alta qualifica. Del resto sono ferme le politiche attive del lavoro per la formazione che il compianto Marco Biagi aveva immaginato nella sua disattesa visione e con la sconfitta referendaria della riforma costituzionale l’Anpal è divenuto un ente inutile ancor prima di nascere. La strada è un’altra: semplificazione burocratica e fiscale e taglio strutturale delle tasse sulle imprese con riduzione dell’Ires al 20% come da media civile europea. Questo può far ripartire davvero economia e occupazione è ora di voltare pagina.