L’Osservatorio Banche-Imprese nasce nel 1994, all’indomani del terremoto politico giudiziario di Tangentopoli che sconvolge gli schemi e gli equilibri della Prima repubblica. Tra gli effetti collaterali di quel sisma si assiste allo scollamento tra il sistema imprese e il sistema bancario dentro cui si registra anche la scomparsa di alcuni Istituti di credito fortemente radicati nel Mezzogiorno. “Nasce da qui – racconta Antonio Corvino, direttore generale dell’Obi – la necessità di istituire un tavolo di concertazione tra il sistema industriale, il sistema bancario e le Istituzioni per ridefinire le politiche di programmazione e di sviluppo nel mezzogiorno”.

L’Obi ha tenuto il 6 luglio la riunione del suo comitato scientifico nella sede nazionale di Confimprenditori in San Lorenzo in Lucina a Roma, un’occasione per un confronto con il presidente della Confederazione Stefano Ruvolo che ha portato il saluto dell’associazione, auspicando sinergie future soprattutto sulla questione del Sud e il superamento del gap tra le due Italie: “Un divario strutturale – dice Ruvolo – che continuerà a vanificare ogni segno di ripresa economica”. Un tema portante quello dello sviluppo economico del Mezzogiorno per l’Osservatorio che ha messo a punto un modello econometrico centrato su Pil-Valore aggiunto –occupazione che applicato sui territori consente di monitorare l’evoluzione sociale ed economica dei territori del sud Italia.

Un carotaggio che ogni anno consente a Obi di pubblicare un rapporto sulla situazione economica del mezzogiorno d’Italia. Dall’ultimo rapporto elaborato dall’Obi, emergono notizie positive: “il gap tra le due Italia – spiega il direttore dell’osservatorio Corvino – comincia a ridursi; nel report c’è una proiezione secondo cui nel 2050, fermi restando i vettori attuali, la forbice tra le aree del paese dovrebbe arrivare vicino al punto di azzeramento. Naturalmente – spiega Corvino – sono necessarie una serie di misure da adottare. A partire dalla messa in funzione nel mezzogiorno della Tac 4.0 (acronimo che racchiude i settori territorio e turismo, agricoltura e agriturismo, cultura e creatività). Per mettere a sistema questo modello è tuttavia indispensabile lo sviluppo nel mezzogiorno di un sistema di competitività esterne, in una parola investire sulla logistica, creare cioè le infrastrutture che consentano il sistema dei trasporti che uniscano aree produttive. Occorre puntare insomma su aree logistiche produttive integrate. Naturalmente a questo servono investimenti pubblici e l’utilizzo efficace dei fondi strutturali europei e del fondo di sviluppo”.

Insomma il Mezzogiorno è vitale, ma occorre una strategia di sostegno, non assistenzialista ma di investimenti infrastrutturali, che gli consenta di poter correre alla velocità del resto d’Italia.