Il Mezzogiorno sostiene il Pil d’Italia. E’ quanto emerge dalle previsioni aggiornate di Svimez contenute nel Rapporto 2017. Per l’anno in corso il Pil aumenterà dell’1,1% al Sud e dell’1,4% nel Centro-Nord, ma il prossimo anno rallenterà a +0,9% nel Mezzogiorno e 1,2% al Centro Nord. Dati positivi che si scontrano con gli attuali ritmi di crescita del Mezzogiorno che secondo una stima recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, dieci anni dopo il centro-nord.

Snocciolando i dati regione per regione ci si accorge che la Campania ha registrato nel 2016 il più alto indice di sviluppo con una crescita del 2,4%, grazie soprattutto all’industria e al terziario; la Basilicata è la seconda regione del Mezzogiorno con un crescita che però rallenta da +5,4% del 2015 a +2,1% del 2016, mentre la Puglia ha molto frenato (+0,7%) rispetto al 2015, perché è andata male l’agricoltura. La Calabria, il cui Pil si è attestato su +0,9%, ha vissuto un’annata agricola particolarmente negativa (-8,9%), mentre ha registrato un andamento favorevole nell’industria (+8,2%) e nei servizi (+0,7%); la Sicilia, che cresce dello 0,3%, sconta gli effetti negativi dell’agricoltura, dell’industria (-0,8%) e delle costruzioni (-0,5%); l’Abruzzo (-0,2%), registra un forte calo dell’agricoltura e dell’industria (-2,2%); il Molise regge (+1,6%), trainata soprattutto da costruzioni e servizi; la Sardegna esce nel 2016 dalla fase recessiva (+0,6%).

La crescita del Pil nel 2016 è stata sostenuta dall’aumento di consumi e investimenti; cresciuti anche gli investimenti pari al Sud al 2,9%. A pesare però sui buoni risultati è la scure delle clausole di salvaguardia relative all’aumento dell’aliquota Iva nel 2018 per circa 15 miliardi che colpirebbe soprattutto l’economia meridionale: nel biennio 2018-2019 il Pil del Sud perderebbe quasi mezzo punto percentuale di crescita (0,47%), due decimi di punto in più rispetto al calo di prodotto presunto nel centro-nord (0,28%).

Un dato da tenere in considerazione è quello della povertà: secondo il rapporto circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta, contro poco più di sei nel Centro-Nord. Al Sud lo Svimez calcola un rischio di povertà triplo rispetto al resto d’Italia. E connesso alla povertà c’è il rischio di deprimere i consumi.

Ricette per il futuro? Lo Svimez propone la revisione della politica di coesione per ottenere maggiore flessibilità di bilancio, abbandonando le politiche di austerità con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti pubblici ed assumere il Mediterraneo come orizzonte strategico.