La legge di bilancio al vaglio del Senato e le politiche economiche del futuro per imprese e professionisti. Un governo che volge al termine e una legge di bilancio ora al vaglio del Senato che dovrà porre le basi per il futuro del Paese e per la sua ripresa stabile. Sono questi due passaggi fondamentali sottolineati durante la presentazione giovedì 9 novembre del report di Confimprenditori su crescita e lavoro, nella sala Aldo Moro della Camera.

A discutere del report, insieme al presidente di Confimprenditori Stefano Ruvolo, Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze alla Camera, Cesare Damiano, presidente alla Camera della Commissione Lavoro, Enrico Zanetti, membro della Commissione Finanze e inchiesta sulle banche, Gianfranco Polillo, economista ed ex sottosegretario all’economia, Giovanni Di Corrado, direttore del centro Studi di Confimprenditori e Lorenzo Castellani, coordinatore del Centro studi Di Confimprenditori.

Per Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica, “la soluzione migliore e subito percorribile è quella di compattare le aliquote intermedie per i ceti medi considerando che non esistono ricette shock per la crescita ma solo una progressività di azioni volte a liberare le partite iva e le imprese dai tanti vincoli burocratici che rappresentano solo incrostazioni”. Preoccupato per la bolla del Jobs Act che scoppierà a fine anno, quando termineranno gli incentivi, Cesare Damiano, guarda a misure di sostegno al lavoro a lungo termine, ad agevolazioni strutturali e permanenti sulle assunzioni. Guarda, invece, al nord Europa Giovanni di Corrado, direttore del Centro Studi di Confimprenditori per il quale bisognerebbe modulare le detrazioni. Ma non solo. “Il ticket licenziamento non può in tutti i casi essere solo a carico del datore di lavoro e su questo serve l’aiuto dello Stato che deve modificare la contribuzione dell’azienda”.

Secondo Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera, serve una riflessione più ampia sulla stretta del credito alle imprese. Molto più critico nei confronti della legge di bilancio, Gianfranco Polillo, che ha definito questa manovra come “la peggiore” finora varata. “Siamo all’esaurimento di una fase e procediamo verso terre incognite ma senza gli imprenditori che partecipano attivamente non potremo cambiare niente, nemmeno nella prossima legislatura e ci aspettano altri cinque anni”. Il futuro dell’Italia, insomma, si decide ora “ma non può essere parametrato dalla politica di Bruxelles”. Punto fondamentale è la crescita “e quindi sì ad un processo di riordino degli enti (comuni, regioni, consorzi senza alcuna connessione tra loro) e sì ad una vera e seria riforma del sistema fiscale visto che quello che abbiamo risale ormai agli anni Settanta, quando c’era ancora un sistema fordista e una centralità forte dell’impiego pubblico”. Un sistema che non tiene conto di una società caratterizzata dalle variabili degli ultimi decenni è destinato ad esplodere.

“I dati che sono stati presentati – è l’analisi del presidente di Confimprenditori Stefano Ruvolo – testimoniano che manca, nei confronti dell’impresa, un atteggiamento positivo. Dimostrano che l’apparato pubblico non agevola il lavoro delle aziende. In Italia ci sono 37 mila leggi in vigore secondo l’ufficio studi della Camera dei Deputati, una cifra che considera solo le leggi nazionali ed esclude direttive europee, regolamenti, leggi regionali. Si tratta di una giungla burocratica che spesso rende impossibile fare impresa. Un macigno a cui si aggiunge una leva fiscale oppressiva che costringe le imprese a uno sforzo di sopravvivenza inaudito. Per questo noi chiediamo il taglio dell’Ires riducendo l’aliquota dal 24 al 20%, finanziandola con una spending review più seria di quella che è stata finora intrapresa. E’ un esempio di quella che noi chiamiamo politica strutturale per il lavoro. Un atto che incidendo strutturalmente sulla leva fiscale, consentirebbe alle imprese di darsi una rotta di lungo termine, di smettere di navigare a vista”.