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  • di Stefano Ruvolo

    Mentre la gazzetta ufficiale pubblica il dpr del 16 maggio scorso che nomina Tiziano Treu a presidente del Cnel, non si riesce ancora a capire quale sia l’esatta posizione del governo sullo stesso Cnel, sul suo futuro, sulla sua funzione, sulla necessità di una sua riforma. La scorsa settimana il ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda dichiarava che il Cnel è un cadavere che va seppellito e non riesumato. Parole forti espressione di un pensiero radicale e legittimo sul destino del Cnel, ente che a Calenda evidentemente pare del tutto inutile e indegno di vivere.

    La notizia però non sono le parole di Calenda, è il silenzio assordante del governo che non ha smentito un ministro che dovrebbe essere sua espressione. Se ne deve dunque dedurre o che sia in corso una tensione tra Calenda e l’esecutivo che rappresenta oppure che il ministro abbia parlato a titolo esclusivamente personale. Non sono differenze di poco momento considerando che il Cnel ha appunto un nuovo presidente – nominato dal governo che Calenda rappresenta – ed è in via di rinnovare la sua composizione. Tuttavia siccome non viviamo in una teocrazia dove i sudditi devono interpretare le intenzioni del potere non osando poterlo interrogare sarebbe civile e doveroso capire quale deve essere il destino del Cnel, che tipo di organo si va costituendo e con quali scopi e funzioni, se Treu è stato chiamato per celebrare un funerale.

    Confimprenditori ha sempre difeso ruolo e prerogative del Cnel dicendo No al referendum del 4 dicembre che voleva abrogarlo. Ma era una difesa vincolata a un progetto di riforma dell’ente. Se ora l’intenzione è invece quella di rinnovare la composizione del Cnel sullo stile della riesumazione di un cadavere, come dice Calenda, senza dunque aprire a forze nuove e senza una riforma, si dovrebbe avere il coraggio di dirlo.