immagine non disponibile
immagine non disponibile

Semplificazione fiscale, un piano a misura di professionisti

20 | Nov | 2017

Imprese, Professioni | Un nuovo calendario di scadenze allo studio di Agenzia delle entrate e consulenti

immagine non disponibile
immagine non disponibile

“Pil: cresciamo ancora poco e male. La crisi non è alle nostre spalle”

16 | Nov | 2017

Economia, Politica | A colloquio con Giorgio La Malfa

immagine non disponibile
immagine non disponibile

“Se la crescita c’è è solo merito delle imprese”

15 | Nov | 2017

Economia, Imprese, Politica | A colloquio con l'ex presidente del Consiglio Lamberto Dini

immagine non disponibile
immagine non disponibile

Un impegno per le imprese: crescita e lavoro

10 | Nov | 2017

| Presentato alla Camera il rapporto 2017 di Confimprenditori sull'economia del paese

immagine non disponibile
immagine non disponibile

Il rinvio dell’Iri è una beffa alle imprese

20 | Ott | 2017

Imprese, Politica | L'agevolazione non è stata inserita nella legge di bilancio

Slider
  • di Stefano Ruvolo

    “Che beffa” esclama il premier Paolo Gentiloni di fronte al sorteggio con cui l’Unione Europea ha deciso che l’Ema debba andare ad Amsterdam e non a Milano. Ma non è colpa del destino cinico e baro se l’agenzia europea del farmaco avrà come sede un paese come l’Olanda di cui la Lombardia, da sola, fattura la metà dell’intero Pil. La realtà è che a questo grottesco sorteggio non si doveva proprio arrivare. Se si è arrivati a perdere l’Ema – e le opportunità enormi che essa avrebbe portato a Milano e al paese – per il lancio di una monetina, per un grottesco sorteggio, è perché l’Italia in Europa non ha una strategia e non è presa sul serio.

    E chi in questi anni ci ha raccontato che eravamo entrati nella cabina di regia europea, che a Bruxelles e Strasburgo ora si andava a sbattere i pugni e non più i tacchi, raccontava delle favole. Il governo Gentiloni oggi eredita il fallimento in Europa dei mille giorni di Renzi a palazzo Chigi, eredita le diffidenze europee sull’aumento del deficit con i bonus e gli ottanta euro, gli sforamenti sul debito pubblico, il caos e le opacità bancarie. Un’eredità negativa e pesante rispetto alla quale il governo Gentiloni non ha saputo né voluto segnare una soluzione di continuità.

    Se poi vogliamo valutare la politica europea dell’Italia in questi anni il bilancio è ancora più negativo. La nomina di Federica Mogherini come alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza scatenò nel paese una specie di epica risorgimentale, ci raccontarono che la musica sarebbe cambiata, che il nostro peso geografico, politico ed economico sarebbe stato fatto valere. Le piccole e medie imprese italiane in questi anni hanno invece assistito esterrefatte all’allineamento pedissequo di lady Pesc sulle sanzioni alla Russia, devastanti per i gruppi italiani che esportano o ai pareri favorevoli espressi sulla concessione alla Cina dello status di economia di mercato che segnerebbe per le Pmi italiane una tragedia.

    La sconfitta italiana sull’Ema è un altro tassello di sconfitte che i governi degli ultimi anni hanno regalato al paese. E’ un esito simile all’esclusione della nazionale dai mondiali di calcio in Russia, la certificazione di un clamoroso fallimento politico. I Tavecchio e Ventura del caso ne traggano le dovute conclusioni e il paese si appresti a cambiare fase, ad andare oltre i Renzi e i Gentiloni. Ancora pochi mesi e poi possiamo sperare di cambiare pagi