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  • di Stefano Ruvolo

    Archiviata la discussione sullo ius soli a data da destinarsi forse adesso è opportuno concentrarsi sul prossimo vero appuntamento dell’agenda politica italiana, la legge di stabilità del prossimo autunno. Un appuntamento fondamentale ma di cui sembra nessuno abbia troppo voglia di parlare. Il ministro del Tesoro Padoan ha garantito che nella manovra non sarà previsto nessun aumento dell’Iva per disinnescare le clausole di salvaguardia mentre è stato anticipato dal governo che sarà presente un taglio al cuneo fiscale per le assunzioni delle fasce di lavoratori più giovani.

    Ma sono indiscrezioni, niente di certo e di ufficiale. Quello che per ora sembra assodato è tuttavia il trend di ripresa, seppure ancora debole e inferiore alla media europea, del paese. Lunedì il Fondo Monetario Internazionale ha rialzato le stime del Pil a 1,3%, 0,5 punti in più rispetto alle previsioni di aprile, mentre si prevede un trend positivo anche per il 2018. Si tratta di una tendenza positiva che la prossima legge di bilancio dovrebbe assecondare e non frenare.

    Della manovra tuttavia, come si accennava prima, non si conoscono ancora né entità né qualità mentre sarebbe opportuno cominciare già ora a focalizzarne il merito. E’ noto che 10 miliardi della manovra sono già destinati a disattivare le clausole di salvaguardia con l’Europa mentre per sostenere il taglio del cuneo fiscale per le neoassunzioni – misura già anticipata come presente nelle legge di stabilità – occorrerebbero, a quanto si stima, 7,5 miliardi di euro. Considerando che la manovra dovrebbe aggirarsi intorno ai 20-25 miliardi restano da reperire 10-15 miliardi.

    Secondo Confimprenditori sarebbe assai grave che l’onere del reperimento di risorse ricadesse sulle imprese attraverso un qualunque aumento diretto o indiretto della tassazione. Questo infatti comporterebbe un fenomeno recessivo che abbatterebbe gli effetti positivi della moderata crescita affondandola definitivamente. Non potrà essere tuttavia nemmeno una manovra a deficit anche considerando la fine prossima ventura del quantitative easing.

    Come reagirebbero infatti i mercati nella fase in cui gli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce si ridurranno progressivamente? Con l’aumento dei tassi di interesse e dello spread naturalmente. Sicché per rimettere in ordine i conti alla fine non esistono mille vie ne esiste una sola: tagliare le tasse finanziando il taglio con i risparmi di spesa.