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  • di Stefano Ruvolo

    La Legge di Bilancio 2018 con lo sgravio contributivo al 50% per l’assunzione degli under 35 e i vari bonus elargiti in manovra prosegue il metodo degli incentivi su cui era fondato il Jobs act, segue cioè lo spartito di una logica emergenziale e non strutturale favorita anche dalla scadenza della legislatura e dalle elezioni politiche alle porte. Impressiona, per dire, l’impegno per il rinnovo del contratto degli statali che assorbirà risorse per due miliardi di euro per garantire gli 85 euro lordi a dipendente pubblico che il governo si è impegnato ad erogare. Una misura di cui francamente non si sentiva l’impellente urgenza considerando che i dati di implementazione occupazionale nel privato registrati la scorsa settimana dall’Istat risultano caratterizzati da una precarietà diffusa. A dimostrazione che il Jobs act ha dato una spinta solo temporanea all’occupazione e che il lavoro sommerso ha sempre un peso considerevole sull’economia nazionale e sempre più ne avrà dopo l’inopinata abrogazione dei voucher. Praticamente nulla di strutturale viene riservato alle imprese – come ad esempio un deciso taglio all’Ires, che ci avvicinerebbe alla media europea – e nulla di strutturale, al di là dei già sperimentati bonus per le assunzioni dei giovani, viene immaginato per il sud. Non ci sono investimenti adeguati sulla retroportualità, né sulla rete viaria stradale, né sulla modernizzazione del trasporto ferroviario che versa in condizioni drammatiche. Basti pensare che in questi anni si è assistito alla chiusura di oltre 1120 km di linee ferroviarie, che oltre 400km di rete ordinaria risultano sospesi per inagibilità dell’infrastruttura, che ci sono 1500 km di linee dove non esiste alcun servizio passeggeri. Per non parlare della banda larga la cui diffusione è del tutto inadeguata rispetto all’annunciata rivoluzione dell’industria 4.0. Bonus e incentivi servono dunque a poco quando al sud esiste un deficit strutturale di possibilità di movimento per persone, merci e dati. Si configura dunque una manovra puramente elettorale, che rimanda le clausole di salvaguardia condizionata senza affrontare i nodi veri dell’economia nazionale peraltro in una fosca atmosfera dove regna la più completa incertezza politica sul futuro. E da questo punto di vista basterebbe leggersi l’ultimo report dell’agenzia Moody’s sul nostro paese per non stare affatto tranquilli. Un quadro che preoccupa moltissimo imprese e professionisti rispetto al quale non ci sono risposte adeguate e strategiche e nessun progetto credibile per sostenere rilancio e ripresa.