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  • di Stefano Ruvolo

    E’ trascorso un anno dalla celebrazione del referendum che doveva radicalmente modificare la nostra carta costituzionale, cancellare il Senato e abolire il Cnel. Se la Costituzione italiana è rimasta quella pensata e scritta dai padri della Repubblica si deve alla vittoria del No. Un risultato al quale Confimprenditori, per la parte che ha potuto giocare in questa grande partita, ha contribuito convintamente; unica tra le associazioni datoriali a schierarsi per il No.

    Una scelta di campo non facile né scontata considerando che alla vigilia di quel referendum tutto il panorama dell’associazionismo datoriale era schierato per il Si e che molti poteri forti erano allineati a testuggine sull’asse governativo, convinti della sconfitta ineluttabile del No. Né è stato facile l’aver detto e scritto, un anno fa, alla vigilia del referendum smentendo le tesi del centro studi della maggiore associazione industriale italiana, che la vittoria del No non avrebbe comportato nessun disastro economico per il paese, nessuna apocalisse sociale, nessun collasso sistemico.

    Con un report circostanziato e documentato – Referendum: il risultato non influenzerà l’economia – era il suo titolo – e senza nessuna vena polemica il centro studi di Confimprenditori smentiva che la sconfitta del Si avrebbe causato qualcosa di irreparabile per il paese. E infatti a un anno dal referendum, grazie alle imprese italiane e malgrado le incertezze governative, il pil italiano è tornato a salire dell’1,5% (il centro studi di Confindustria profetizzava –0,7% in caso di vittoria del Si); il crollo dell’occupazione non è avvenuto (ma anzi si assiste a una lieve ripresa, ancorché precaria) né si è verificato il collasso del reddito pro capite.

    Non ci sono state nemmeno elezioni anticipate, ma un passaggio di consegne morbido tra il dimissionario Renzi e il nuovo premier Paolo Gentiloni e nessuna “fuga dei capitali” o “crollo della Borsa”. Nessuno dei disastri annunciati insomma: la situazione italiana, pur sempre sempre critica, non è precipitata per il fatto che il Si sia stato sconfitto al referendum di un anno fa. Un anno che sembra ormai un secolo se persino la maggiore associazione industriale italiana vede lo scenario attuale come “Molto favorevole”.

    Con ciò esagerando di nuovo, perché lo scenario attuale non è affatto “molto favorevole” e il Jobs act non ha avuto nessuna reale efficacia sulla disoccupazione in Italia. Tutto questo lo diciamo non per imbastire una polemica, figuriamoci, né solo per rivendicare una scelta di cui siamo orgogliosi. Lo diciamo per riaffermare il valore, questo si, d’un metodo e d’uno stile di azione. Il metodo della serietà per cui Confimprenditori tenta di fare, con realismo, ciò che ritiene giusto e non politicamente conveniente, a difesa di coloro che rappresenta: professionisti e piccoli e medi imprenditori. Lo stile è invece quello di chi custodisce la propria autonomia come un valore primario e non negoziabile.

    Questo modo di essere naturalmente comporta un prezzo, rende la nostra strada più lunga e più ripida, se volete più faticosa. Ma è la nostra strada, non quella di qualcun altro.