Jobs act, finiti gli incentivi tocca fare i conti con la realtà

Con il 2018 il Jobs act arriva al muro della realtà: scadono quest’anno gli incentivi triennali per un milione di contratti e il costo del lavoro per le aziende tornerà a crescere. Confimprenditori mesi fa ha organizzato un convegno dal titolo Jobs act impatto imminente dove si evidenziava il rischio di un forte rinculo occupazionale proprio durante l’anno appena iniziato. Sottolineando come lavoro e crescita non si possono generare con politiche di bonus e incentivi ma con tagli strutturali al cuneo fiscale. Il livello di crescita del paese del resto è ancora tra i più bassi in Europa e attestato su percentuali pre-crisi mentre la disoccupazione non è stata praticamente intaccata.

I risultati del Jobs act sono stati modesti – l’incremento dell’occupazione prodotto riguarda soprattutto i contratti a termine – mentre i costi della riforma si aggirano sui 20 miliardi di euro. Assieme ad altri capitoli  – come il decreto salva-banche e l’assenza di una seria spending review sulla spesa pubblica improduttiva – il Jobs act è la voce che ha inciso più pesantemente sulla crescita del debito pubblico, lievitato a 2.300miliardi di euro. Un bilancio insomma assolutamente fallimentare. Se il paese avrà nella prossima legislatura un governo liberale si può sperare che le politiche del lavoro passino per un taglio serio delle tasse alle imprese.

Buoni per raccogliere consenso politico sull’immediato gli incentivi elargiti dal governo Renzi si sono rivelati sulla distanza un doping che altera il mercato e non favorisce la ripresa economica.