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“Pil: cresciamo ancora poco e male. La crisi non è alle nostre spalle”

L’enfasi posta in questi giorni sulla timida crescita del Pil rischia di far dimenticare come si sia generata la ripresa che essenzialmente ha la sua causa nel cambiamento di politica monetaria e valutaria attuata negli ultimi anni dalla Bce a cui si è legata la congiuntura favorevole continentale. Giorgio La Malfa, ex ministro al Bilancio, sottolinea in un colloquio con Confimprenditori.it questo dato fondamentale e ricorda che sono ancora tutti sul terreno i fattori che continuano a frenare la crescita del paese.

“La crisi che ha investito l’Italia nel 2008 e la condizione difficile del bilancio hanno imposto politiche fiscali molto restrittive che hanno ulteriormente danneggiato la struttura politica del paese”. Per ripartire ora, perciò, non bastano le condizioni favorevoli e i buoni risultati ottenuti con le esportazioni “è necessario – ribadisce La Malfa – avere una buona spesa pubblica per investimenti come infrastrutture, scuole, università tenendo conto dei conflitti con l’Europa che continua a richiederci bilanci in equilibrio, una richiesta che cozza con i forti investimenti che l’Italia dovrebbe avviare”.

E i numeri sul crollo della spesa per investimenti pubblici parlano da soli così come parlano da sole “le condizioni delle strade, delle ferrovie, a cui io personalmente riesco a dare una sola risposta: bisogna ridiscutere con l’Europa l’ipotesi di un maggior deficit destinato agli investimenti in cambio di un serio programma di privatizzazioni”. Insomma, per l’ex ministro bisogna imporre le esigenze dell’Italia all’Europa, un compito affidato ormai al prossimo governo. Dalla manovra arrivata in parlamento infatti, che costituisce l’ultimo atto di questa legislatura, non c’è da attendersi niente di strutturale e strategico. “Questa legge di bilancio al Senato assomiglia a tutte le altre varate in precedenza: sottovaluta le spese, sopravvaluta le entrate, sovrastima la crescita. L’auspicio è che il prossimo esecutivo sia in grado di far crescere l’economia italiana quanto dovrebbe, cioè il doppio rispetto ad oggi”.

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12 Giugno 2024

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