Tanto rumore per nulla. E’ questo il Documento di economia e finanza appena varato che non lascia intravedere nessuna seria novità. Da un po’ di tempo ormai si parla di taglio del cuneo fiscale sul lavoro ma sulle modalità della misura, che ridarebbe respiro alle Pmi, non è dato sapere. Ancora una volta, perciò, sembra che a prevalere sia la necessità di prendere tempo con l’Europa piuttosto che dare risposte agli italiani e alle imprese.

Proclami che non tralasciano i soliti aumenti: giochi e sigarette. Misure, queste ultime, limitate nel tempo che hanno poco di strutturale. Quello che però emerge dalla redazione del Def è la particolare posizione in cui si trova il presidente del Consiglio Gentiloni. E’ a capo di un governo con margini di manovra politica eccezionali e potrebbe davvero dare una sterzata coraggiosa alla rotta del suo esecutivo, sganciandosi definitivamente dalle politiche renziane legate a sgravi contributivi triennali per i neoassunti, un doping sul mercato del lavoro con un rinculo di disoccupati a incentivi finiti come già accaduto con il Jobs act.

L’ipoteca posta da Renzi su questo governo deve avere un termine. Tanto più che Renzi continua a chiedere l’impossibile di una manovra espansiva dopo aver lasciato aperto un contenzioso con Bruxelles e due manovre in deficit. Gentiloni rompa il filo rosso che lo lega e lo condiziona con il leader in pectore del Pd: non si possono fare ulteriori finanziamenti in deficit, abbiamo un contenzioso durissimo con Bruxelles, una partita altrettanto dura sulle clausole di salvaguardia. E’ ora di un’operazione di verità con gli italiani e di un taglio deciso del cuneo fiscale parallelamente a una spending review selettiva ma radicale, evitando come la peste qualsiasi ipotesi di aumento dell’Iva che finirebbe solo con il deprimere i consumi. Non ci sono altre vie virtuose, questa è l’unica percorribile.