Il mercato italiano dell’e-commerce ha raggiunto nel 2016 i 26 miliardi di euro, dai 21 miliardi del 2015. La quota sul mercato europeo a 28 paesi, il cui valore stimato è pari a 625 miliardi di euro (nel 2015 ammontava a 580 miliardi di euro), è quindi passata dal 3,6% al 4,2%. Lo rileva il Rapporto sull’e-commerce 2017 diffuso da Bem Research intitolato ‘Luci e ombre del commercio online in Italia’ dal quale emerge come – pur alla luce del miglioramento riscontrato – il ritardo italiano rispetto a Germania, Francia e Spagna risulti ancora molto ampio, con particolare danno per il mondo delle Imprese.

Lo scorso anno, evidenzia la ricerca, sono state appena l’8% le aziende italiane con almeno 10 dipendenti ad aver ricevuto un ordine tramite l’online, con una crescita di un solo punto percentuale rispetto al dato precedente e nettamente al di sotto della media dell’area euro, che si attesta al 18%. Mentre fuori dalla moneta punte di “virtuosismo” si rilevano in Danimarca (28%), Repubblica Ceca e Svezia (27%). Il gap tra Italia ed Europa si riduce se si guarda alle grande Imprese: se invece ci si focalizza sulle Pmi, quelle tricolori hanno prodotto solo l’8% del fatturato europeo complessivo del comparto. Un dato addirittura in riduzione rispetto all’8% del 2015.

“Tenendo conto del fatto che le piccole e medie Imprese rappresentano il tessuto economico italiano è su questo fronte che sarebbe opportuno impiegare la maggior parte delle risorse pubbliche e private”, commenta il direttore di Bem Research, Carlo Milano, auspicando “la creazione di un portale web che promuova il Made in Italy nel mondo, mettendo in rete le tante piccole realtà produttive di qualità che in Italia abbondano in campi quali il settore alimentare, la moda e l’arredamento”. Se sul lato dell’offerta piange, non si ride comunque neanche da quello della domanda: sempre nel 2016, appena il 29% della popolazione di età compresa tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato almeno una volta il web per effettuare acquisti. Da questo punto di vista, a livello continentale l’Italia si posiziona davanti solo a Cipro, Bulgaria e Romania, mentre rimane decisamente indietro rispetto a realtà come quelle francese (66%) e tedesca (74%).

Un aiuto alle Pmi italiane potrebbe giungere anche da azioni sul fronte della domanda, suggerisce ancora lo studio, segnalando che permangono però vincoli culturali, soprattutto nelle persone più anziane che in Italia rappresentano una grande fetta della popolazione, che impediscono di accedere a Internet o di valutarne l’utilità.