Una spending review fatta per scherzo – poco più di tre miliardi – e una gragnuola di imposte dirette che arrivano sulle imprese per un totale di poco meno di 3miliardi di euro. Ci sono gli ammortamenti ma nessuna deducibilità dell’Imu sui capannoni – come da mesi chiede Confimprenditori – una tassa assurda e odiosa che colpisce il lavoro e la produttività.

Ancora: nessun provvedimento per garantire le aziende creditrici con la pubblica amministrazione costrette a chiedere alle banche quanto dovuto loro dallo Stato e nessuna limatura o rimodulazione strategica dei 50miliardi che ogni anno vengono versati a fondo perduto alle regioni e sostanzialmente dispersi in rivoli inutili. Si torna a parlare di articolo 18 ma non c’è niente in questa manovra finanziaria per abolire l’iniquo ticket sui licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, un altro balzello che ricade sulle imprese. Si prosegue invece con la politica di bonus e incentivi che finora non ha invertito significativamente il trend occupazionale ma che ha inciso sul debito. Ci si consola – in una congiuntura di generale ripresa – con il penultimo posto in Europa per crescita e si rimandano i nodi veri.