Di seguito le dichiarazioni a sostegno dell’abolizione del ticket licenziamento del Questore del Senato, Lucio Malan, e del deputato di Forza Italia, Pietro Laffranco. Entrambi si trovano d’accordo con la linea di Confimprenditori che oltre al taglio del cuneo fiscale sul lavoro, chiede che venga abolito il ticket di licenziamento introdotto con la riforma Fornero che scarica per il 55% su imprese e datori di lavoro l’onere sociale della disoccupazione.

 

LUCIO MALAN

“Va fatto ogni sforzo per fare dell’Italia un luogo più favorevole a chi vuole intraprendere. Bene ridurre il cuneo fiscale, ma contemporaneamente ci aspetta la manovra correttiva che alzerà le imposte da un’altra parte. Occorrerebbe però soprattutto sfoltire drasticamente le mille tagliole burocratiche che agiscono assai prima del fisco, impedendo semplicemente la nascita di tante imprese. Una di queste è il ticket sui licenziamenti per giusta causa che è un incubo per gli imprenditori, poiché sanno che se vogliono- per giusta causa – licenziare un dipendente infedele, dovranno comunque ancora averlo in carico per quanto riguarda gli oneri sociali della disoccupazione. Bene ha fatto il presidente di Confimprenditori Stefano Ruvolo a chiederne l’eliminazione”. Lo dichiara in una nota Lucio Malan (Forza Italia), Questore del Senato.

PIETRO LAFFRANCO

“Sembrerebbe che il governo a guida Pd abbia finalmente capito quello che noi di Forza Italia andiamo ripetendo da molto tempo, ossia che per rimettere in moto seriamente l’economia e allentare le morse della disoccupazione e’ fondamentale ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul lavoro. Ci auguriamo che quanto affermato dal Premier Gentiloni negli ultimi giorni non si fermi allo step delle parole, come era solito fare purtroppo Renzi, ma si traduca in fatti. E, condividendo quanto chiesto da Confimprenditori, chiediamo con forza anche di cancellare il ticket sui licenziamenti per giusta causa a carico delle aziende, che si ritrovano a pagare, anche per questo tipo di licenziamento, il 55 per cento della disoccupazione”.