Cosa ne sarà del Cnel dopo il referendum del 4 dicembre? Se lo domanda in una nota il presidente di Confimprenditori Stefano Ruvolo ricordando che l’ente a oggi, dopo le dimissioni di gran parte dei suoi consiglieri non è più di fatto operativo. E questo mentre Sinistra italiana, con Arturo Scotto, rilancia la proposta di abolirlo mettendo all’ordine del giorno una discussione alla Camera. Più interessante la posizione della Cgil che pensa invece a una riforma dell’ente, cercando a questo fine un’interlocuzione con sindacati e associazioni datoriali”.

Confimprenditori è del parere che il Cnel non vada abolito ma riformato, d’accordo quindi con Susanna Camusso. “La nostra associazione – ricorda Ruvolo – già all’indomani dell’esito referendario aveva proposto una radicale riforma del Cnel al fine di snellire l’ente e riconsegnarlo alla sua reale funzione. Che oggi è quella di rispondere alla crisi di rappresentanza del mondo del lavoro il quale va dotato di uno strumento in grado di incidere nel dibattito pubblico e formulare proposte di legge. Va anche ricordato – aggiunge Ruvolo – che l’abolizione del Cnel, ipotesi bocciata dal referendum, taglierebbe anche ogni legame con il Cese, Comitato Economico Sociale Europeo che è l’organo consultivo del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, espressione dei corpi intermedi. In Italia ormai senza voce”.