Il Fmi rialza dunque le stime del Pil a 1,3%, 0,5 punti in più rispetto alle previsioni di aprile mentre prevede un trend positivo anche per il 2018. Si tratta di una tendenza che la prossima legge di bilancio dovrebbe assecondare. Della manovra tuttavia non si conoscono ancora né entità né qualità mentre sarebbe opportuno cominciare già ora focalizzarne il merito.

E’ noto che 10 miliardi della manovra sono già destinati a disattivare le clausole di salvaguardia con l’Europa mentre per sostenere il taglio del cuneo fiscale per le neoassunzioni – misura già anticipata come presente nelle legge di stabilità – occorrerebbero, a quanto si stima, 7,5 miliardi di euro. Considerando che la manovra dovrebbe aggirarsi intorno ai 20-25 miliardi restano da reperire 10-15 miliardi. Secondo Confimprenditori sarebbe assai grave che l’onere del reperimento di risorse ricadesse sulle imprese attraverso un qualunque aumento diretto o indiretto della tassazione. Questo infatti comporterebbe un fenomeno recessivo che abbatterebbe gli effetti positivi della moderata crescita affondandola definitivamente. Non potrà essere tuttavia nemmeno una manovra a deficit anche considerando la fine prossima ventura del quantitative easing. Come reagirebbero infatti i mercati nella fase in cui gli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce si ridurranno progressivamente? Con l’aumento dei tassi di interesse e dello spread naturalmente. Sicché per rimettere in ordine i conti alla fine non esistono mille vie ne esiste una sola: tagliare le tasse finanziando il taglio con i risparmi di spesa.