Il lavoro agile o smart working è considerato come la nuova frontiera del lavoro, quasi una sorta di rivoluzione del modello organizzativo aziendale, almeno per quei settori che ne consentono l’applicazione. Esso è reso possibile grazie alla evoluzione che vi è stata, nelle modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative, mediante l’utilizzo di tecnologie informatiche sempre più all’avanguardia.

Il lavoro agile viene definito come un approccio all’organizzazione del lavoro che si propone di presiedere a una maggiore efficienza ed efficacia nel raggiungimento dei risultati di lavoro, attraverso una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, in parallelo con l’ottimizzazione di strumenti e ambienti di lavoro per i dipendenti. Si applica nel rapporto di lavoro subordinato sia pubblico che privato.

Per lavoro agile si intende una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante un accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza che vi siano precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Essa viene prestata in parte all’interno di locali aziendali ed in parte all’esterno senza una postazione fissa, purché vengano rispettati, però, i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. L’accordo tra le parti deve essere stipulato per iscritto ai fini della prova e della regolarità amministrativa e contenere il luogo di svolgimento.

Ma quali sono i reali benefici e i limiti di questa formula? La mancanza di vincoli di orario ben precisi potrebbe, per certi versi, causare una eccessiva dilatazione dei tempi di lavoro, con un probabile conseguente annullamento del miglioramento in termini di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro a svantaggio del lavoratore; proprio per evitare ciò, è previsto il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche, dato che il lavoratore non deve essere sempre raggiungibile e contattabile.

Lo smart working è stato introdotto nel sistema legislativo italiano, dalla legge n. 81/2017 che, al capo II, con gli articoli da 18 a 24, ne contiene la disciplina. Approfondiamone gli aspetti normativi con il nostro esperto di giuslavorismo, l’Avv. Giovanni Di Corrado, Direttore del Centro Studi Confimprenditori. Ecco la sua ultima pubblicazione su Diritto & Pratica del Lavoro, edita da Wolters Kluwer Italia s.r.l.