Cnel e Cese due enti, uno nazionale e l’altro europeo, uniti da un comune intento: garantire un luogo di rappresentanza per le parti sociali. L’abolizione del Cnel, così come paventato dal referendum del 4 dicembre, avrebbe impattato direttamente proprio sul funzionamento del Comitato click this over here now.

Il Cese rappresenta gli interessi variegati della società civile (associazioni, datori di lavoro, lavoratori, consumatori, organizzazioni di assistenza sociale) ed è chiamato ad esprimere il proprio parere consultivo su tutti gli atti legislativi adottati dalle istituzioni dell’Unione nell’attuazione delle politiche che incidono su tali interessi. I pareri del Cese non sono vincolanti per le istituzioni dotate di potere decisionale, ma queste ultime hanno l’obbligo di richiederli e, una volta ricevuti, di esaminarli. Per svolgere la sua funzione, secondo il tipico strumento amministrativo europeo della rete, il Cese si pone in relazione con le analoghe strutture nazionali, come il Cnel nel caso italiano, al fine di tenere conto in modo più incisivo e capillare delle diverse articolazioni della società civile e delle diverse esigenze economiche degli stati membri.

Con l’abolizione del Cnel, al Comitato Economico sarebbe venuta a mancare questa rete di relazioni e probabilmente poi sarebbe toccato trovare un’altra struttura cui attribuire le indicate funzioni di raccordo oppure crearne un’altra additional reading. Uno dei compiti principali del Cese è quello di fare da ponte tra le istituzioni dell’UE e la società civile organizzata: il Comitato promuove la democrazia partecipativa nell’UE e contribuisce a rafforzare il ruolo delle organizzazioni rappresentative della società civile stabilendo un dialogo strutturato con tali organizzazioni negli Stati membri dell’UE e in altri paesi del mondo. Un legame importante che fa capire quanto però sia necessario riformare il Cnel, come più volte affermato da Confimprenditori. La struttura stessa del Cese potrebbe essere un modello da cui trarre qualche ispirazione proprio per un progetto di riforma.

Nell’ottica di allargare la partecipazione ai tavoli di discussione del Cnel si potrebbe meglio identificare il diritto di designazione da parte delle associazioni di categoria e sindacali, magari anche rendendo variabile il numero dei membri (al Cese il numero dei membri viene scelto su base proporzionale) e ponendo il costo degli eventuali emolumenti a carico delle stesse, garantendo in tal modo una ampia rappresentatività, facilmente motivabile tramite la sempre maggiore parcellizzazione delle rappresentanze e la crisi di rappresentatività delle organizzazioni tradizionali.

Al Cnel dovrebbe, inoltre, essere attribuita la potestà propositiva diretta, al pari almeno delle proposte di legge di iniziativa popolare, magari rafforzandola ulteriormente, tramite un termine per la calendarizzazione in parlamento per l’eventuale respingimento della proposta. Il principio dovrebbe essere che la proposta di legge proveniente dal Cnel, almeno sulle materie economiche è di diretta emanazione delle categorie produttive del Paese e pertanto meritevole di un ragionevolmente rapido esame da parte delle Camere e di una maggiore tutela rispetto a proposte di iniziativa popolare o di un singolo parlamentare.