Nel Def si attribuisce allo sblocca-cantieri un potenziale di crescita di un decimale di pil in più. Ma la spinta benefica del settore delle costruzioni potrebbe essere assai maggiore. Solo che il decreto approvato del governo ha dei difetti formali, visto che è stato approvato “salvo intese” ed è quindi privo di un testo completo e che è slittato di qualche settimana. E non sono pochi anche difetti sostanziali. Prima di tutto viene cancellato il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa e viene ripristinato quello del massimo ribasso che la storia ha rivelato fallimentare. Questo, infatti, oltre a facilitare le infiltrazioni criminali ha fatto in modo che risultassero vincitrici proposte anomale che però non riuscivano mai a finire i lavori senza ulteriori e ampie nuove elargizioni di fondi “necessari” a eseguire le varianti.

Ma non solo. Si promuove l’utilizzo dei commissari ad acta, dotati di ampi poteri in deroga, che dovrebbero essere l’eccezione e non la regola. E poi si permette a chi indice le gare, alle stazioni appaltanti, di controllare i requisiti delle aziende solo dopo l’apertura delle buste; un partica che permette alle imprese senza i requisiti di condizionare la media delle offerte. E poi si alza in modo permanente la soglia al di sotto della quale non è necessario fare la gara.

Insomma, questa norma “salvo intese” non spinge sugli investimenti, non taglia i tempi dei processi autorizzativi e burocratici, non cambia verso ad un settore già massacrato dall’ultima manovra, che ha trasferito tutti i denari dagli investimenti alle misure assistenziali.

Ma l’edilizia è proprio la colonna portante del Paese, mura e fondamenta insieme. Vale nominalmente l’8% del pil, coinvolge chi produce e movimenta i materiali, chi progetta, chi utilizza i macchinari semplici e complessi, chi realizza, chi si sporca le mani e chi poi deve manutenere il costruito. Un settore che purtroppo è stato raso al suolo, con 600 cantieri bloccati e 120 mila aziende scomparse negli ultimi 10 anni. In altri termini, significa un calo del 35% degli investimenti in costruzioni, pari a 51 miliardi in edilizia privata e 26 miliardi in opere pubbliche.

Ecco, visto che nei primi 9 mesi dell’anno passato il numero totale di ore lavorate è calato dello 0,9% e ci sono opere già finanziate ma ferme pari a 26 miliardi, non è con gli annunci che si inverte la rotta.