Se n’è parlato tanto, pure troppo, ma adesso che la nuova Commissione Europea ha delineato i contorni del Green New Deal appare evidente come non possa essere panacea di tutti i mali e quanto debba trasformarsi in qualcosa di praticabile e utile. L’Italia deve sfruttare l’occasione puntando alla concretezza. La presidente della Commissione von der Leyen ha presentato il piano europeo sul clima, che prevede di ridurre le emissioni nocive del 55% entro il 2030 e di annullarle entro il 2050, grazie a una somma di investimenti pubblici pari a 35 miliardi di euro, che potrebbero moltiplicarsi rispetto a quelli privati. Non sarà facile, perché alcuni paesi (Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria) potrebbero fare ostruzionismo. E certo si tratta di un progetto concreto che non può risolvere tutti i mali del mondo. E noi, l’Italia?

Il punto è: cosa intendiamo per investimenti “verdi”? Perché non possiamo certo aspettarci che Bruxelles firmi un assegno in bianco autorizzandoci a spendere quanto e come vogliamo. Se guardiamo al nostro passato, alla dissennata gestione di conti degli anni scorsi, non siamo proprio degli esempi virtuosi. Anzi, la diffidenza sarebbe d’obbligo.

Piuttosto, come dice von der Leyen questo è «l’inizio di un lungo viaggio» che il nostro Paese non deve né ignorare né sottostimare, perché si aprono grandi opportunità. Però, a patto di essere proattivi, precisi, di indicare con esattezza quanto e come andremo a spendere per migliorare la sostenibilità ambientale. E non c’è dubbio che sia necessario partire proprio dal territorio.

Ogni autunno, a ogni pioggia e a ogni vento, infatti, l’Italia cade in ginocchio. Siamo il Paese più esposto a rischio frane e alluvioni, per cui un piano di interventi straordinari per la messa in sicurezza del territorio, oltre a essere doveroso per evitare che ogni anno il Paese finisca sott’acqua, sarebbe una virtuosa formula di rilancio per lavoro, commesse, ordini alle imprese. Investimenti in conto capitale che, da un lato, migliorerebbero la sostenibilità delle nostre terre e, dall’altro, produrrebbero crescita e ricchezza.

Andare a Bruxelles ad appoggiare la nuova Commissione e il piano von der Leyen, con la contropartita di escludere dal calcolo deficit una serie di spese tanto eccezionali quanto necessarie, sarebbe una mossa virtuosa. Perché non possiamo aspettarci la libertà di spendere soldi che non abbiamo, né l’ambizione di risolvere tutti i problemi del mondo, ma dal Green New Deal possiamo ricavare crescita economica e sicurezza del territorio. Il resto sono chiacchere.