Tante, tante promesse, mai mantenute. Tante norme, sempre inefficaci. I debiti della pubblica amministrazione continuano a essere un fardello sulla vita delle imprese, con decine di migliaia di aziende che rischiano di chiudere perché Stato ed enti locali pagano, quando lo fanno, costantemente in ritardo. Secondo l’Eurostat ci sono oggi 55,6 miliardi di fatture non saldate. Vuol dire che su circa 140 miliardi annui di commesse pubbliche una fattura su tre non viene pagata. Inaccettabile.

Si tratta di un fenomeno enorme, pari al 3,1% del pil, che non ha eguali in Europa: in Spagna si arriva infatti allo 0,8% (un quarto rispetto a noi), l’1,6% in Germania (sempre la metà dell’Italia) e perfino la Grecia fa meglio, visto che l’incidenza è l’1,7%. Se ci sono situazioni difficili in alcune città del Sud (Lecce, Salerno, Avellino, Reggio Calabria e Napoli), anche a Roma, nonostante il “governo dei migliori” non c’è da stare allegri. Su 14 ministeri con portafoglio solo due hanno rispettato le scadenze, mentre tutti gli altri sono ritardatari, con le situazioni peggiori per il Viminale (+67 giorni), Politiche Agricole (42 giorni), Difesa (33 giorni) e Beni Culturali (21 giorni).

In questi ultimi 5 anni la montagna del “dovuto” è salita costantemente dai 45,2 miliardi del 2017 ai 55,6 dello scorso anno. Purtroppo, oltre al danno c’è anche la beffa. Lo Stato continua a distribuire aiuti, come fossero contentini, ma non risolve i problemi alla radice. Solo per fare un paragone, nel Decreto Aiuti ci sono sette miliardi di sussidi, che però sono solo un ottavo di quanto il pubblico dovrebbe già pagare alle imprese. Per cui molte aziende saranno costrette a usare questa elargizione coprire i buchi dovuti dal mancato pagamento delle fatture, cioè per saldare stipendi, fornitori e perfino acconti di tasse.

Inoltre, si tratta di una disparità del tutto iniqua. Con le scadenze fiscali, infatti, il privato viene sanzionato anche quando ritarda di pochi giorni i pagamenti, mentre il pubblico resta impunito pure se continua ad accumulare debiti. E se poi è proprio la pubblica amministrazione la prima a non rispettare le regole, l’abitudine diventa endemica. Una situazione a cui, a parole, sono stati tutti bravi. Renzi aveva annunciato di aver risolto il problema. La realtà ha dimostrato il contrario. Salvini aveva preso un solenne impegno, ma una volta al governo non ha mantenuto la parola (tanto valeva che rimanesse all’opposizione…). Forza Italia, nel gennaio 2021, aveva inserito la questione tra quelle prioritarie per collaborare con la maggioranza, ma non se ne è mai fatto nulla.

Per adesso, ancora niente. Tra imprenditori e partite iva “bugiardi e imbroglioni” sono le definizioni che circolano con più insistenza. Esasperazione, rassegnazione e sfiducia sono ai massimi livelli. D’altra parte, tra guerra, onda lunga del Covid, rincari energetici e scarsità di materie prime c’è spesso un problema di liquidità, per cui le imprese spesso devono chiedere un prestito (oneroso) perché non incassano denari che gli sono invece dovuti. Si cercano sempre rimedi straordinari (agevolazioni, moratorie, aiuti), anche se dovrebbe essere prioritario agire sull’ordinario e tornare alla normalità: pagare le fatture.

 

Stefano Ruvolo

Presidente di Confimprenditori Nazionale