Seppur in modo diverso, questa crisi ci riguarda tutti. Sotto un profilo sanitario, ma anche da un punto di vista economico. Lavoratori dipendenti, stagionali, autonomi, atipici, come chi non ha tutele né contratti: anche se con impatti diversi, sono tutti colpiti da questa emergenza. Senza dimenticare gli imprenditori, che rischiano, sempre e comunque, in prima persona. Per questo è necessario che le risposte siano il più possibile univoche e universali. Aiutare le persone in difficoltà non è un’opzione, ma un obbligo per la collettività, specialmente se organizzata in istituzioni.

Purtroppo finora si è sbagliato completamente l’approccio. Sia a livello generale, dividendo l’Italia in categorie e riservando un po’ di soldi per la cassa integrazione, qualche goffa copertura per gli autonomi, altri ancora, poi, per gli stagionali. Una distribuzione delle risorse che, ovviamente, non è e non potrà mai essere univoca. E che non ha fatto felice nessuno, anzi ha scontentato tutti. A stringere l’inquadratura, poi, la situazione non migliora, visto che nessuna di queste categorie è soddisfatta. Per i dipendenti, per esempio, la cassa integrazione – che non si capisce perché debba passare per degli accordi sindacali regionali per essere attivata – potrà entrare in funzione solo grazie agli anticipi garantiti dalle banche. E poi si vedrà. Gli autonomi e le partite iva, poi, si sentono presi in giro, specie dopo quello che è successo con il sito dell’Inps (che era facilmente pronosticabile, come abbiamo detto e scritto). Poi ci sono gli atipici, che non sanno come fare. E quelli non in regola, che si sentono abbandonati. C’è insomma, un’insoddisfazione generale.

Sfortunatamente, quando le situazioni diventano drammatiche, si corre un altro rischio: quello delle tensioni sociali, delle violenze, dell’insicurezza. E dove non arriva lo Stato, è possibile che intervenga la criminalità organizzata, come ha ricordato il Procuratore Generale Antimafia. Questo proprio non possiamo permettercelo. Insomma, per evitare di lasciare la gente senza i soldi per la spesa, con un crollo verticale della domanda, un vortice negativo forse irrecuperabile e soprattutto per evitare che le serrate forzate e momentanee si trasformino in chiusure permanenti, bisogna passare dagli approcci “parziali” a quelli “universali”. Per combattere la mancanza di liquidità, per esempio, sulla base di un’autodichiarazione in Svizzera viene erogata una somma quantificabile fino a 25 mila euro direttamente sul conto corrente. In pochi minuti. Noi siamo l’Italia e la nostra struttura è diversa, ma certo non bisogna cambiare modalità.

Sono orgoglioso di rappresentare un’associazione che per prima ha coniato il termine “reddito di quarantena”, espressione poi utilizzata da altri, oppure trasformata in “reddito di emergenza”. A questo punto deve passare il concetto che non siamo in una condizione in cui lo Stato può fare troppe distinzioni, pensando prima ai figli e poi ai figliastri. Deve, invece, agire avendo come obiettivo il bene generale della collettività. Personalmente, sono dell’opinione che si debba attuare la Naspi per tutti. Perché è lo strumento più immediato, più agevole, più veloce e non necessita di accordo. Bisogna aiutare tutti e bisogna farlo subito, prima che sia troppo tardi.

Stefano Ruvolo,

Presidente di Confimprenditori